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[il video dalla parte dell'angelo è stato ripostato, ed è ora visibile.]
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Ho gli orecchini pesanti, il mal dei fiori – le mie son primule -, una finestra. Questa è casa mia dall’alto di un quarto piano in prestito: dicevo la città, più o meno tutta. La casa è nella città, che nella casa non ci starebbe - ma più in là, giusta giusta non si vede. Si può imparare, a vivere.
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Dalla notte dei tempi per aver sconfitto i draghi; era giovane, allora. Ci ripensò – e adesso? Partì. Col senso addosso d’aver dimenticato qualcosa, lampi oppure tuoni, d’aver non detto non fatto, di pensieri, parole, opere, omissioni. Non gli appartenevano i mantra e ci scherzò sopra, come un battito d’ala in faccia o sulla schiena; eppure continuava a ripeterselo in testa. Era un autunno immaginario quello, primavera in realtà, si rintanò dietro il bavero della giacca comunque: come lei s’era schermita altri lo scherniranno – era questo che lui non le aveva detto. Gli veniva adesso in mente, ma per assonanza. Fischiettò stonando un motivetto in voga. Del resto poteva sempre lasciar le cose così come stavano: ormai è fatta, si disse.
[venuto in mente nei giorni scorsi lavorando qui: http://annunciazione.wordpress.com.]